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La vacca Burlina
Storia e origini

La “Burlina” è una popolazione bovina autoctona del Veneto, che costituiva, fino al 1930 circa, uno dei rari esempi di razza da latte più diffusa negli allevamenti dell’Altopiano di Asiago, dei Colli Berici, dei Monti Lessini, del Monte Grappa, sia versante vicentino che trevigiano, (nel censimento del 1931 la consistenza raggiungeva i 15.000 capi in Veneto).



Le origini della vacca Burlina

Attraverso lo studio dei caratteri anatomici e morfologici, i confronti con altre razze e sulla base di notizie storiche, molti zootecnici hanno formulato diverse ipotesi in merito all’origine della razza Burlina.



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  2. Origini dal Nord Europa

    La Burlina ha un’origine comune alle altre razze pezzate del Nord Europa e sarebbe giunta nelle nostre terre portata dai Cimbri, popolazione originaria dell’attuale penisola dello Jutland (Danimarca). Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che gli abitanti dell’Altopiano di Asiago sono costituiti in prevalenza da Cimbri e che anatomicamente le Burline sono simili alle razze della Frisia orientale dell’Olanda e della Danimarca, ad esempio per il grande sviluppo del bacino, la lunghezza della testa, la sottigliezza del collo, i caratteri della cute, ecc… Da notizie storiche risulta che i popoli Cimbri, battuti dalle legioni romane intorno al 100 a.c., si ritirarono dalla pianura risalendo i monti tra il Carega, il Pasubio, l’Altopiano di Asiago e nel complesso montuoso del Grappa dove si stabilirono. Essendo questo un territorio isolato, gli abitanti mantennero invariati per molto tempo i loro usi e costumi e perciò si può ritenere che questa condizione si sia mantenuta anche per i loro animali (Chiodi, 1927).


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    Origini dall'Asia

Una seconda via, ancora in fase di verifica, considera questa razza come originaria dell’Asia e sostiene che attraverso le pianure russe e i monti del Caucaso le bovine siano state portate, con gli spostamenti di popolazioni nomadi, in parte sui monti Carpazi e in parte sui Balcani. Gli animali sarebbero poi arrivati nel Veneto con la Serenissima Repubblica di Venezia che da molti secoli intratteneva scambi con le suddette zone. Una certezza è che nel 1800 esistevano nel territorio vicentino animali di razza Burlina con tutte le caratteristiche delle razze da latte alpine, come ad esempio la testa piccola, gli occhi sporgenti, estrema rusticità ed una notevole capacità di adattamento ai pascoli più impervi e “magri”, mantenendo comunque una buona capacità lattifera.


La storia

  • Il Fascismo

All'inizio del novecento e precisamente tra i due conflitti bellici mondiali all'insegna di un cosidetto miglioramento del patrimonio zootecnico nazionale da Roma, precisamente dal Ministero dell'Agricoltura, giunse l'ordine tassativo dell'abbattimento dei razzatori burlini che stando agli ordini romani dovevano essere sostituiti da razzatori di razza Svitt o Bruna Alpina; Questo con l'intento di migliorare la produttività medesima. Nonostante ciò negli anni ‘30, alcuni allevatori determinati a conservare la razza Burlina, contravvennero alle disposizioni di legge,alcuni pagando anche con la prigione, che non avevano provveduto all’abbattimento dei tori Burlini.   Rigoni Stern ne’ “Le Stagioni di Giacomo” racconta che le donne, nel 1933, per riavere i propri mariti rinchiusi in prigione, scesero in piazza al grido “Viva Mussolini, Viva i tori Burlini”. Di fronte a tutto ciò neanche il fascismo tanto potè: grazie alla caparbietà degli allevatori del tempo la razza Burlina, pur registrando una notevole riduzione della consistenza numerica della popolazione, riuscì a sopravvivere.

 

  • La Prima Guerra Mondiale

Un'altra tappa significativa della storia è costituita dalla Prima Guerra Mondiale che, combattuta sull'Altopiano durante la Strafexpedition nell'estate del 1916, costrinse gli allevatori allo spostamento di intere mandrie. Durante la Grande Guerra sull’Altopiano di Asiago, e non solo, la Burlina era quasi completamente scomparsa, talvolta si assisteva alla requisizione dei bovini per soddisfare le esigenze alimentari dei soldati, i quali, molto spesso provvedevano alla loro macellazione direttamente in montagna.