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La vacca Burlina
La situazione oggi

Il piano di conservazione genetica si pone come obiettivo principale il mantenimento in purezza della razza.

Gli obbiettivi del piano di recupero

Un primo progetto di recupero e difesa della razza Burlina è stato attuato negli anni ’80 dall’Ente di Sviluppo Agricolo del Veneto (ESAV), il quale si proponeva come obiettivi principali l’aumento della popolazione femminile, la riduzione dell’incrocio con altre razze e della parentela tra gli individui allevati.
Gli obiettivi del piano di conservazione, che sono alla base di un nuovo piano di recupero attivato nel 2004, sono rimasti sostanzialmente gli stessi, introducendo però metodiche innovative basate sulle analisi molecolari effettuate sul DNA degli animali (microsatelliti), che si sono rivelate particolarmente adatte per la salvaguardia di razze a limitata diffusione.
Tali tecnologie infatti permettono di stimare le distanze genetiche tra diverse razze confermando l’unicità genetica di una razza rispetto alle altre, di valutare la variabilità genetica presente in una popolazione che fornisce utili informazioni per la scelta dei riproduttori e degli accoppiamenti e di verificare la presenza di animali frutto di incrocio con altre razze, in modo tale da avviare alla selezione di soggetti di pura razza Burlina.
L’utilizzo delle tecnologie molecolari consente l’acquisizione di informazioni di notevole importanza come la valutazione morfologica e, di conseguenza, la scelta dei riproduttori deve essere basata anche su caratteri produttivi, riproduttivi e morfologici. La sintesi delle informazioni molecolari e dei dati fenotipici rappresenta l’approccio più corretto per l’impostazione di un efficace piano di conservazione.

Diventa, quindi, di fondamentale importanza la riduzione dell’intervallo generazionale, soprattutto nella razza Burlina. In questa razza, come in altre nel passato, quest’aspetto non veniva considerato in quanto, una volta identificato l’animale miglioratore, esso veniva sfruttato il più possibile, raccogliendo una notevole quantità di materiale seminale da utilizzare anche nell’arco di un decennio.



Mappa territoriale dei nuclei partecipanti al progetto di reintroduzione della razza autoctona Burlina

Punti critici

  • la consanguineità,

nonostante negli ultimi si possa disporre di riproduttori lontani tra loro geneticamente rimane in essere il pericolo costituito da parte di allevatori non aderenti al procgetto per la reintroduzione della razza autoctona Burlina in quanto gli stessi praticando la fecondazione naturale utilizzano tori nati in azienda, a cui va aggiunta la prassi di avvalersi sempre della rimonta interna all’allevamento stesso;

  • individuazione dei soggetti

più rappresentativi all’interno di una popolazione molto ridotta da destinare ai programmi di selezione.

 

Considerazioni

ll problema della consanguineità è sicuramente l’aspetto più preoccupante e potrà essere risolto solamente adottando un adeguato piano di conservazione genetica e di gestione dei riproduttori da destinare all’inseminazione artificiale. E' tuttora in essere da parte della Provincia di Vicenza una forte azione rivolta a questo punto critico tantè che la stessa Provincia pone in osservazione costante vitelli e maschi adulti lontani tra loro geneticamente da destinarsi alla riproduzione.