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Carta d'identità

Caratteristiche produttive

La Burlina riesce a raggiungere costanti livelli produttivi nell’intero arco della carriera che, associati ai minori costi dovuti alla sua alta percentuale di fertilità e per la sua genericità alimentare sono i validi punti di forza per un suo recupero, quindi tutto questo deve far riflettere sulle sue potenzialità.

 

Analizzando i dati rilevati in occasione dei controlli mensili realizzati dalle Associazioni Provinciali Allevatori, che prevede di registrare le produzioni di latte, il tenore in grasso e proteine e la conta delle cellule somatiche dei capi presenti nelle aziende che allevano o hanno allevato soggetti di razza Burlina, si può notare come nel corso degli ultimi vent’anni il numero di vacche controllate si sia più che dimezzato.
Tuttavia, la riduzione degli allevamenti e dei capi di razza Burlina non ha impedito un determinato miglioramento genetico, dato che la produzione di latte attuale sfiora in media i 5000 Kg/capo e presenta un trend di crescita anche per il contenuto in grasso e proteina.
Rispetto ad altre razze specializzate da latte più conosciute e diffuse, come ad esempio la Frisona, è opportuno mettere in evidenza che la Burlina, pur presentando inferiori produzioni medie per lattazione, si contraddistingue per la longevità e quindi per la prolungata carriera produttiva che le consente di raggiungere delle produzioni globali in carriera comparabili, se non superiori, a quelle delle razze cosmopolite.

Vantaggi

A vantaggio della razza Burlina si segnala ancora:


  • la ridotta età media al primo parto, che conferma la caratteristica di precocità della razza;
  • elevata età media ai parti, correlata all’elevato numero di parti e quindi al numero dei vitelli nati; la longevità della Burlina è evidenziata anche dal fatto che la percentuale di bovine che superano il terzo parto è elevata (ben oltre il 50% per la Burlina, mentre soltanto il 27% per la Frisona);
  • riduzione del periodo di interparto;
  • minor numero di inseminazioni/gravidanza;
  • minori problemi di carattere sanitario;
  • minori costi di mantenimento dovuti alla rusticità e alle minore esigenze alimentari e non solo;
  • estrema capacità di adattamento e frugalità della razza che consente un utilizzo del sottobosco e di prati abbandonati.


Tutto questo offre, come evidente all’allevatore, la concreta e reale possibilità sia di risparmiare sui costi di gestione, nonché di sfruttare a proprio vantaggio quelle aree marginali che altresì diventano un aggravio aziendale.