Analizzando i dati rilevati in occasione dei controlli mensili realizzati dalle Associazioni Provinciali Allevatori, che prevede di registrare le produzioni di latte, il tenore in grasso e proteine e la conta delle cellule somatiche dei capi presenti nelle aziende che allevano o hanno allevato soggetti di razza Burlina, si può notare come nel corso degli ultimi vent’anni il numero di vacche controllate si sia più che dimezzato.
Tuttavia, la riduzione degli allevamenti e dei capi di razza Burlina non ha impedito un determinato miglioramento genetico, dato che la produzione di latte attuale sfiora in media i 5000 Kg/capo e presenta un trend di crescita anche per il contenuto in grasso e proteina.
Rispetto ad altre razze specializzate da latte più conosciute e diffuse, come ad esempio la Frisona, è opportuno mettere in evidenza che la Burlina, pur presentando inferiori produzioni medie per lattazione, si contraddistingue per la longevità e quindi per la prolungata carriera produttiva che le consente di raggiungere delle produzioni globali in carriera comparabili, se non superiori, a quelle delle razze cosmopolite.
Tutto questo offre, come evidente all’allevatore, la concreta e reale possibilità sia di risparmiare sui costi di gestione, nonché di sfruttare a proprio vantaggio quelle aree marginali che altresì diventano un aggravio aziendale.